Il tuo ufficio inquina anche quando è spento. Hai mai calcolato quanto?

Parliamo spesso di emissioni legate ai trasporti, alla produzione, agli edifici. Raramente parliamo di quelle generate dal digitale - eppure ogni azienda, ogni giorno, produce emissioni invisibili attraverso le proprie attività online.

Il Digital Cleanup Day, che si celebra ogni anno il 21 marzo, nasce proprio per accendere i riflettori su questo punto cieco. Non è solo una giornata dedicata a svuotare la casella di posta o cancellare i file duplicati: è un invito a ragionare seriamente sull’impatto ambientale dell’infrastruttura digitale di ogni organizzazione.

In questo articolo ti spieghiamo cos’è la digital carbon footprint, da cosa è generata e - soprattutto - come puoi iniziare a misurarla e ridurla.

Cos'è la digital carbon footprint

La digital carbon footprint è l’insieme delle emissioni di gas serra prodotte dall’utilizzo delle tecnologie digitali. Non si tratta solo dell’energia consumata mentre navighi: include l’intero ciclo di vita del digitale nella tua organizzazione, strutturato in tre fasi principali.

Produzione dei dispositivi

Ogni computer, smartphone o server ha richiesto l’estrazione di minerali rari, processi industriali energivori e trasporti intercontinentali prima ancora di arrivare sulla tua scrivania. Il momento più inquinante non è quando usi il dispositivo, ma quando viene fabbricato.

80%

delle emissioni

Le emissioni della fase produttiva di uno smartphone.


→ La produzione genera l’ 80% delle emissioni totali del dispositivo lungo l’intero ciclo di vita.

Fonte: UNCTAD, Digital Economy Report 2024

Utilizzo quotidiano

Server, data center e reti di trasmissione funzionano ventiquattr’ore su ventiquattro per rendere possibile ogni attività online: email, videoconferenze, cloud storage, ricerche. Ogni byte trasmesso o archiviato ha un costo energetico reale.

Fine vita

I dispositivi dismessi senza smaltimento adeguato disperdono nell’ambiente metalli pesanti e materiali tossici. Il tasso di riciclo corretto dei rifiuti elettronici rimane preoccupantemente basso a livello globale.

62 Mt

RAEE nel 2022


Rifiuti elettronici generati globalmente nel 2022 - +82% rispetto al 2010.


→ Solo il 22,3% è stato correttamente raccolto e riciclato.

→ Senza interventi, si prevede di arrivare a 82 milioni di tonnellate entro il 2030.

Fonte: UNCTAD, Digital Economy Report 2024

Perché le emissioni digitali sono ancora un punto cieco nei bilanci aziendali

La maggior parte delle imprese che hanno avviato un percorso di sostenibilità monitora le emissioni legate a energia, spostamenti e supply chain. Pochissime includono sistematicamente le emissioni digitali.

Il motivo è semplice: non si vedono. Non escono da un camino, non si misurano a un distributore di carburante. Sono distribuite in decine di comportamenti quotidiani - una riunione in videochiamata, un allegato inviato per email, una query a un modello di intelligenza artificiale - che singolarmente sembrano trascurabili ma aggregati diventano rilevanti.

1,7–4%

emissioni globali


La quota di emissioni globali di gas serra attribuita al settore ICT.


→ Una percentuale ormai paragonabile a quella dell’intera aviazione civile internazionale (~1,9%).

→ Con la diffusione dell’AI generativa, questa quota è destinata a crescere ulteriormente.

Fonte: UNCTAD, Digital Economy Report 2024

Il problema non è il digitale in sé. Il problema è non misurarlo.

Le principali fonti di emissioni digitali in un’organizzazione

Per iniziare a gestire un fenomeno bisogna prima capire da dove viene. Queste sono le quattro aree che incidono maggiormente sull’impronta digitale di un’impresa.

Videoconferenze e comunicazioni interne

Le videochiamate sono diventate il mezzo di comunicazione principale per milioni di aziende, ma portano con sé un impatto ambientale spesso ignorato. La trasmissione video in alta definizione richiede una quantità di dati significativamente superiore a una semplice chiamata audio, e questo si traduce in un maggiore utilizzo di server e reti. Accorgimenti apparentemente banali - come spegnere la fotocamera quando non è strettamente necessaria - possono fare una differenza misurabile.

-96%

impatto call


La riduzione dell’impatto ambientale di una videochiamata spegnendo la fotocamera.


→ Uno studio di Purdue University, Yale e MIT ha quantificato l’effetto del solo toggle camera on/off.

Fonte: Obringer et al. (2021), Resources, Conservation and Recycling


Dark data e archiviazione non gestita

Con dark data si intende tutto ciò che un’organizzazione archivia ma non utilizza: report obsoleti, file duplicati, versioni intermedie di documenti, backup stratificati nel tempo. Non si tratta di dati inerti: occupano spazio fisico su server che consumano energia e richiedono raffreddamento continuamente.

Una politica strutturata di data governance - che stabilisca cosa conservare, per quanto tempo e in quali formati - è uno degli interventi a più alto rapporto impatto/costo per ridurre le emissioni digitali.

85%

dei dati aziendali


La quota di dati archiviati dalle organizzazioni che non viene mai utilizzata.


→ Questi dati “fantasma” occupano server attivi 24/7, generando emissioni continue.


Fonte: Obringer et al. (2021), Resources, Conservation and Recycling


Email e comunicazioni asincrone

L’email è lo strumento di comunicazione più universale nelle organizzazioni ed è anche tra i meno monitorati dal punto di vista ambientale. Il peso di ogni singolo messaggio varia molto: un’email di testo breve ha un impatto minimo, ma un messaggio con allegati pesanti, inviato a decine di destinatari e conservato per anni su più server, accumula un’impronta tutt’altro che trascurabile. Moltiplicato per i volumi tipici di un’organizzazione, l’impatto aggregato annuo per dipendente è stimabile in diverse decine di chilogrammi di CO₂e.

Intelligenza artificiale generativa

I modelli di AI generativa richiedono un’infrastruttura computazionale molto più pesante rispetto agli strumenti digitali tradizionali: sia nella fase di addestramento, sia in quella di utilizzo quotidiano. In un’organizzazione dove decine di persone usano questi strumenti ogni giorno, il consumo aggiuntivo diventa rapidamente significativo. Non si tratta di rinunciare all’AI, ma di integrarne l’utilizzo in una strategia di misurazione complessiva.

10x

per elettricità


Il consumo di una query AI generativa rispetto a una ricerca Google tradizionale.


→ Secondo l’IEA: Google = 0,3 Wh; ChatGPT = 2,9 Wh per query.

→ Entro il 2030 i data center potrebbero assorbire l’ 8% del consumo elettrico totale degli USA.

Fonte: IEA; Goldman Sachs Research, 2024

Come si misura concretamente la digital carbon footprint di un’impresa

Misurare le emissioni digitali richiede un approccio metodologico che consideri contemporaneamente tre dimensioni: i dispositivi (hardware in uso e relativo ciclo di vita), le infrastrutture (cloud, server, connettività) e i comportamenti (pattern di utilizzo di email, videoconferenze, AI e storage).

Non esiste una formula universale: l’impatto dipende dai fattori energetici del paese in cui operano i data center, dalla composizione del mix energetico del fornitore di servizi cloud, dal parco dispositivi aziendale e dalle abitudini d’uso dei dipendenti.

Un’analisi seria parte dalla raccolta di dati reali - consumi, volumi, tipologie di utilizzo - e li trasforma in emissioni calcolate secondo metodologie riconosciute come il GHG Protocol.

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Da dove iniziare: cinque azioni pratiche per il Digital Cleanup Day e oltre

Il Digital Cleanup Day è un’ottima occasione per avviare abitudini più consapevoli. Ecco cinque punti di partenza concreti, a costo zero.

  1. Audit del cloud storage. Dedica un’ora a mappare cosa viene archiviato e da quanto tempo. Identifica le cartelle con file duplicati, versioni obsolete o contenuti mai aperti nell’ultimo anno. Stabilisci una policy di retention minima e applicala.
  2. Revisione delle pratiche email. Riduci le CC non necessarie, scoraggia l’invio di allegati pesanti (usa link a documenti condivisi), cancella le newsletter non lette. Piccoli cambiamenti sistematici producono effetti significativi su scala organizzativa.
  3. Linee guida per le videoconferenze. Stabilisci quando la videocamera è necessaria e quando no. Incentiva le riunioni solo audio per sessioni brevi o di aggiornamento.
  4. Policy sull’uso dell’AI generativa. Definisci casi d’uso prioritari e scoraggia l’utilizzo per task che possono essere svolti con strumenti meno energivori. Misurare come viene usata l’AI è il primo passo per ottimizzarla.
  5. Estensione del ciclo vita dei dispositivi. Ritarda la sostituzione di hardware ancora funzionante. Ogni anno in più di utilizzo di un laptop già in uso riduce significativamente la sua impronta produttiva complessiva.

Queste azioni rappresentano un ottimo inizio. Ma per un’impresa che vuole integrare le emissioni digitali in una strategia di sostenibilità strutturata - e rendicontarle verso stakeholder, banche e clienti - il passo successivo è la misurazione sistematica.

Conclusione

Il Digital Cleanup Day ci ricorda ogni anno che il digitale non è neutro. Le emissioni che non vediamo sono comunque reali, e per le organizzazioni rappresentano sia un rischio non presidiato sia un’opportunità concreta di miglioramento.

Ridurre l’impronta digitale non significa rinunciare alla tecnologia. Significa usarla con maggiore consapevolezza - e misurarla con la stessa attenzione che già dedichiamo alle altre voci del bilancio di sostenibilità.

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Laetitia Dayras 21 marzo 2026
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