La costruzione di un piano di transizione climatica è oggi uno dei passaggi più complessi che le imprese si trovano ad affrontare nel percorso verso la sostenibilità. Non per mancanza di volontà, ma per un motivo pratico: non è mai stato chiaro quanta riduzione delle emissioni ci si aspetta da una specifica impresa, in uno specifico settore, entro una specifica data.
A novembre 2025, la Commissione Europea ha risposto a questa domanda con un documento concreto: European Climate Law-aligned Transition Pathways - 25 schede settoriali di decarbonizzazione, con indicatori chiave di prestazione (in inglese KPI, cioè misure quantitative di performance) per ciascun settore, allineate agli obiettivi vincolanti della European Climate Law. Il documento è stato sviluppato da ICF e CLIMACT su mandato della Direzione Generale per l'Azione Climatica della Commissione ed è pubblicamente accessibile a tutte le imprese.
Non si tratta di un obbligo normativo diretto. Ma è lo strumento di riferimento che le imprese soggette alla CSRD (la Direttiva europea sulla rendicontazione di sostenibilità) possono usare per costruire piani di transizione credibili - e che anche chi non è ancora obbligato può usare in modo volontario per anticipare le aspettative di banche, investitori e clienti.
Cosa sono gli EU Sector Pathways e a cosa servono
Gli EU Sector Pathways sono percorsi di decarbonizzazione settoriale costruiti su scenari scientifici e politici riconosciuti a livello europeo. Non sono previsioni, non dicono cosa accadrà, ma indicano in quale direzione e a quale ritmo dovrebbe muoversi ciascun settore per essere coerente con il raggiungimento degli obiettivi climatici europei.
L'idea di fondo è precisa: la European Climate Law fissa obiettivi a livello di intera economia europea (meno 55% di emissioni entro il 2030, neutralità climatica entro il 2050). Ma le singole imprese non operano a livello di economia, operano in settori specifici: acciaio, cemento, trasporto merci, agroalimentare. Senza un riferimento settoriale, è praticamente impossibile per un'impresa capire se i propri obiettivi di riduzione siano ambiziosi quanto richiede la scienza.
Gli EU Sector Pathways colmano questo vuoto. Per ciascuno dei 25 settori coperti, forniscono due tipi di percorsi:
- Percorsi di riduzione delle emissioni: indicano la traiettoria attesa delle emissioni del settore (assolute e di intensità) tra 2015 e 2050, con corridoi che riflettono l'incertezza degli scenari.
- Percorsi delle leve di decarbonizzazione: indicano l'evoluzione attesa delle principali azioni che contribuiranno alla decarbonizzazione del settore - efficienza energetica, elettrificazione, cambio di combustibile, cattura e stoccaggio del carbonio.
Il tutto costruito a partire dall'Impact Assessment della Commissione per il target climatico 2040 e da scenari internazionali riconosciuti come le traiettorie della Science Based Targets initiative (SBTi) e dello scenario IEA Below 2 Degrees.
25 settori, un riferimento per ciascuno
La copertura settoriale è ampia e pensata per includere le attività che rappresentano la grande maggioranza delle emissioni dirette dell'economia europea. I 25 settori coprono agricoltura, silvicoltura e uso del suolo, edifici (residenziale e terziario), approvvigionamento energetico, industria - chimica, metalli, minerali non metallici, carta, food & beverage - e trasporti in tutte le modalità. Per chi opera in settori non inclusi esplicitamente, esiste una scheda specifica dedicata agli "altri settori".
Fonte: ICF e CLIMACT per la Commissione Europea - European Climate Law-aligned Transition Pathways, novembre 2025
Source: ICF and CLIMACT for the European Commission - European Climate Law-aligned Transition Pathways, November 2025
Perché questo documento arriva in un momento chiave
Il timing non è casuale. Negli ultimi mesi si sono sovrapposti tre cambiamenti normativi rilevanti che rendono il tema del piano di transizione urgente per un numero molto più ampio di imprese di quanto sembri.
La CSRD e gli standard ESRS richiedono alle imprese soggette di divulgare un piano di transizione climatica (Disclosure Requirement E1-1). Questo piano deve includere obiettivi di riduzione delle emissioni coerenti con il limite di 1,5°C, le leve di decarbonizzazione identificate e una stima degli investimenti necessari. Senza un riferimento settoriale, costruire questi contenuti in modo credibile è estremamente difficile.
Il Pacchetto Omnibus 2025 ha ridisegnato la platea delle imprese soggette agli obblighi CSRD, alzando la soglia a 1.000 dipendenti. Molte imprese che si erano già preparate sono ora uscite dagli obblighi diretti. Ma la pressione del mercato - da clienti, banche e investitori - resta. Gli EU Sector Pathways rimangono uno strumento utile anche per chi opera su base volontaria.
La Direttiva ECGT, operativa dal settembre 2026, vieta dichiarazioni ambientali non supportate da evidenze verificabili. Un piano di transizione fondato su percorsi settoriali riconosciuti dalla Commissione è esattamente il tipo di base documentale che rende una comunicazione climatica difendibile.
25
settori coperti dagli EU Sector Pathways
2015–2050
orizzonte temporale dei corridoi di decarbonizzazione per ciascun KPI
Fonte: ICF e CLIMACT - European Climate Law-aligned Transition Pathways, novembre 2025
Come un'impresa può usare concretamente gli EU Sector Pathways
Il documento della Commissione individua tre utilizzi pratici, che corrispondono ai tre elementi principali di un piano di transizione secondo gli standard europei di rendicontazione di sostenibilità.
Definire obiettivi di riduzione delle emissioni basati sulla scienza. Per ciascun settore, i corridoi di emissione forniscono una traiettoria di riferimento. Un'impresa siderurgica può confrontare i propri obiettivi con la traiettoria del settore acciaio europeo. Una manifattura alimentare con quella del settore food & beverage. La scheda include anche il confronto con le traiettorie SBTi globali, con spiegazioni quando i due riferimenti divergono in modo significativo.
Identificare le leve di decarbonizzazione. Per ogni settore, i percorsi delle leve mostrano quanto ci si aspetta che contribuiscano efficienza energetica, elettrificazione, cambio combustibile e cattura del carbonio. Questo aiuta a capire non solo quanto ridurre, ma come - e con quale urgenza ciascun intervento deve entrare nella pianificazione operativa.
Stimare i fabbisogni di investimento. Gli EU Sector Pathways si appoggiano sulle assunzioni tecnologiche dell'Impact Assessment 2040 della Commissione, che include dati dettagliati sui costi di investimento per le principali tecnologie di decarbonizzazione settore per settore. Questi dati consentono di costruire stime degli investimenti necessari - un elemento richiesto esplicitamente dalla rendicontazione ESRS.
Gli EU Sector Pathways non dicono a un'impresa cosa fare. Le dicono dove deve arrivare - e cosa ci si aspetta che usi per arrivarci. Il percorso rimane una scelta dell'impresa.
Cosa gli EU Sector Pathways non sono; e perché è importante saperlo
È utile essere chiari su alcuni aspetti che il documento stesso sottolinea con forza.
Non sono previsioni. I corridoi rappresentano scenari coerenti con gli obiettivi climatici europei, non proiezioni di cosa accadrà. Le singole imprese possono deviare dalle traiettorie settoriali in base al proprio contesto specifico.
Non sono vincolanti. Gli EU Sector Pathways sono strumenti volontari. Nessuna norma obbliga a usarli. Ma una volta che diventano il riferimento condiviso dal mercato europeo - banche, investitori, grandi clienti - non usarli quando si costruisce un piano di transizione richiede una spiegazione.
Non sostituiscono il lavoro di misurazione. Per usarli, il punto di partenza è sempre una carbon footprint misurata (Scope 1, 2 e 3). I percorsi settoriali danno senso ai numeri dell'impresa solo se quei numeri esistono e sono comparabili con le metriche dei percorsi stessi.
Non coprono ancora tutto. I 25 settori includono la grande maggioranza delle emissioni dirette europee, ma le attività di servizi, logistica terziaria, finanza e molte altre rimangono nella categoria residuale "altri settori". Per queste realtà, il corridoio di riferimento è meno granulare.
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Come può aiutarti Kyklos Carbon
Trasformare un riferimento settoriale in un piano di transizione concreto richiede un percorso a tappe. Non si parte dagli EU Sector Pathways: si parte dall'impresa - dalla sua carbon footprint, dalla sua posizione rispetto alla traiettoria del proprio settore, dagli interventi già in atto.
In Kyklos Carbon affianchiamo le imprese in ogni fase di questo lavoro:
- Calcolo della carbon footprint (Scope 1, 2 e 3): il punto di partenza necessario per qualsiasi confronto con i percorsi settoriali. Senza dati misurati, i corridoi europei restano riferimenti astratti.
- Posizionamento rispetto alla traiettoria settoriale: confrontiamo le emissioni e le leve di decarbonizzazione dell'impresa con il corridoio EU Sector Pathways del settore pertinente, identificando dove si trova oggi e quale distanza separa gli obiettivi attuali da quelli coerenti con la European Climate Law.
- Costruzione del piano di transizione: obiettivi di riduzione, leve di decarbonizzazione prioritarie, stima degli investimenti necessari - strutturati in modo coerente con i requisiti degli standard ESRS e con i riferimenti degli EU Sector Pathways.
- Supporto alla comunicazione ESG: un piano di transizione ha valore solo se è comunicabile. Aiutiamo l'impresa a tradurre dati e traiettorie in una narrativa credibile per banche, investitori e clienti.
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Conclusione
La pubblicazione degli EU Sector Pathways è un passaggio rilevante nel percorso di costruzione di un sistema di pianificazione climatica aziendale credibile in Europa. Per la prima volta, le imprese hanno a disposizione un riferimento settoriale pubblico, sviluppato dalla Commissione Europea, allineato agli obiettivi della European Climate Law e comparabile con gli standard internazionali più diffusi.
Non è il punto di arrivo - i percorsi saranno aggiornati man mano che le tecnologie evolvono e le politiche cambiano. Ma è uno strumento concreto che riduce l'incertezza su una delle domande più difficili di qualsiasi piano di transizione: quanto devo ridurre, rispetto a chi e con quale urgenza? Adesso c'è una risposta ufficiale.
Non basta avere buone intenzioni. Serve sapere dove il tuo settore deve arrivare - e costruire un piano che dimostri come ci arrivi.
Fonti
Commissione Europea - Impact Assessment per il target climatico 2040, SWD/2024/63 final
Commission Delegated Regulation (EU) 2023/2772 - European Sustainability Reporting Standards (ESRS)
Commissione Europea - Transition Pathways for European Industrial Ecosystems
Science Based Targets initiative - SBTi Corporate Net-Zero Standard v1.2
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