Biochar e CRCF: i requisiti della metodologia di certificazione che devi conoscere

Il 3 febbraio 2026, la Commissione europea ha adottato un atto delegato che stabilisce la metodologia di certificazione per gli assorbimenti permanenti di carbonio nell'ambito del Carbon Removal Certification Framework (CRCF). 

Tra le attività ammissibili vi sono gli assorbimenti di carbonio tramite biochar che consistono nel convertire biomassa in un materiale carbonioso, capace di immagazzinare il carbonio per diversi secoli.

Le prime certificazioni partiranno tra fine 2026 e inizio 2027. Questo articolo riassume i requisiti chiave delle linee guida di certificazione per aiutarti a strutturare la tua attività in modo conforme e prepararti alla certificazione.


Sostenibilità della biomassa

La biomassa utilizzata per produrre biochar o per generare l'energia consumata dall'impianto deve rispettare specifici criteri di sostenibilità. I requisiti variano in base alla tipologia di biomassa

Rifiuti e residui non agricoli o forestali sono soggetti a vincoli meno stringenti. Per i residui agricoli e forestali e per le colture dedicate si applicano invece condizioni più restrittive, legate alla tutela di ecosistemi e dello stock di carbonio.

Quando il biochar è il prodotto principale dell'attività - cioè rappresenta il 50% o più dell'energia totale nei co-prodotti - la metodologia prevede un vincolo aggiuntivo: può essere prodotto solo da rifiuti o residui. È quindi escluso l'utilizzo di biomassa coltivata appositamente per la produzione di biochar. Questa limitazione non si applica se il biochar è un co-prodotto minoritario di un processo il cui scopo principale è altro (es. produzione di energia o syngas).

I gestori devono dichiarare nel report di monitoraggio la composizione dettagliata della biomassa consumata, disaggregata secondo le categorie richieste. Queste informazioni permettono di monitorare le pressioni sugli ecosistemi e la disponibilità di biomassa per altri settori.


Produzione del biochar: i parametri tecnici che contano

La trasformazione avviene tramite pirolisi ad almeno 350°C. Questa soglia garantisce la stabilità del materiale nel lungo periodo; al di sotto di essa, il biochar non è idoneo alla certificazione CRCF

Il protocollo di certificazione richiede che almeno il 50% del carbonio contenuto nella biomassa originale rimanga nel biochar prodotto sotto forma stabile.

Inoltre, l'impianto di produzione del biochar deve essere progettato per catturare o distruggere il metano generato, e il calore co-prodotto deve essere recuperato (ad esempio per essiccare la biomassa in ingresso o per altri usi termici economicamente giustificabili). 


Quantificare gli assorbimenti: non tutto il carbonio è certificabile

Non tutto il carbonio contenuto nel biochar viene automaticamente riconosciuto come assorbimento permanente. La metodologia richiede di calcolare per ogni lotto la frazione permanente, cioè la quota di carbonio che rimarrà effettivamente stoccata per almeno diversi secoli. Solo questa frazione genera crediti certificati.

Per ogni lotto di biochar prodotto è necessario effettuare analisi di laboratorio su campioni rappresentativi. Il protocollo richiede la determinazione di parametri specifici che caratterizzano la qualità e la stabilità del biochar tra cui il contenuto di carbonio organico (Corg) e il rapporto tra idrogeno e carbonio organico (H/Corg). Quest’ultimo parametro determina direttamente l'eleggibilità alla certificazione: se supera 0,7 il biochar non può essere certificato, indipendentemente dalle altre caratteristiche.

Oltre ai parametri per calcolare la frazione permanente, ogni lotto deve essere testato per verificare il rispetto dei limiti su metalli pesanti e contaminanti organici. I limiti variano in base alla destinazione d'uso: più stringenti per l'applicazione ai suoli agricoli e forestali, meno restrittivi per l'incorporazione in materiali edili.


Destinazione finale del biochar: solo alcuni usi sono ammessi

Per generare crediti certificati, il biochar deve essere destinato a usi specifici riconosciuti dalla metodologia.

Il primo, e ad oggi il più diffuso, è l’applicazione ai suoli agricoli, forestali o urbani. In questo caso il biochar viene utilizzato come ammendante. Può essere applicato direttamente o miscelato con compost, digestato o altri materiali per migliorare la struttura del terreno, la ritenzione idrica e la disponibilità di nutrienti. Esiste tuttavia un limite di 50 tonnellate per ettaro cumulativamente nel tempo.

La seconda destinazione è l'incorporazione in materiali edili: cemento, calcestruzzo e asfalto. In questo caso il biochar viene integrato nella matrice del materiale durante la produzione.


Kyklos Carbon: il partner che ti affianca nel processo di certificazione

Il Carbon Removal Certification Framework crea opportunità concrete per i produttori di biochar. Il percorso verso i crediti certificati richiede però competenze specialistiche: campionamenti e analisi di laboratorio, calcolo delle emissioni e degli assorbimenti, documentazione completa per gli audit.

Kyklos Carbon nasce per affiancare i produttori in questo percorso. Stiamo sviluppando una piattaforma che integra gli strumenti necessari per gestire l'intero processo di certificazione e mette in contatto diretto produttori e acquirenti di crediti di carbonio attraverso un marketplace dedicato.

La piattaforma è in fase di sviluppo. Se vuoi ricevere aggiornamenti sui prossimi passi o essere tra i primi beta tester, contattaci.

Laetitia Dayras 25 febbraio 2026
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