Direct Air Capture: la tecnologia che aspira CO₂ dall’aria. Funziona davvero?

Tra le tecnologie per la rimozione del carbonio, la Direct Air Capture with Carbon Storage - o DACCS - è quella che più si avvicina all’idea di un “aspirapolvere” di CO₂: impianti che prelevano aria dall’atmosfera, ne estraggono l’anidride carbonica e la stoccano in formazioni geologiche profonde, dove rimane intrappolata per migliaia di anni.

Non si tratta di fantascienza. Impianti pilota e prime applicazioni commerciali sono già operativi in Islanda, negli Stati Uniti e in Canada. Ma la DACCS è anche, al momento, una tecnologia costosa, energivora e ancora lontana dalla scala necessaria per incidere in modo significativo sulle emissioni globali.

In questo articolo spieghiamo come funziona, dove si trova oggi dal punto di vista della maturità tecnologica, quali sono i costi e le prospettive di riduzione, e quale ruolo può giocare nel quadro europeo di certificazione appena entrato in vigore.


Cos’è la DACCS e perché è rilevante per il mercato europeo

Il termine DAC (Direct Air Capture) indica la cattura di CO₂ direttamente dall’atmosfera tramite appositi impianti. Quando la CO₂ catturata viene poi stoccata in modo permanente - tipicamente in formazioni geologiche profonde - si parla più precisamente di DACCS (Direct Air Carbon Capture and Storage), la configurazione che genera rimozioni verificabili e durature.

Sul piano regolatorio, la DACCS ha acquisito un ruolo preciso nel panorama europeo. Il Regolamento (UE) 2024/3012 - il Carbon Removal Certification Framework (CRCF) - entrato in vigore il 26 dicembre 2024 è il primo quadro europeo volontario per la certificazione degli assorbimenti di carbonio. La DACCS rientra tra le tecnologie ammesse alla certificazione come rimozione permanente: può generare crediti di carbonio certificati, a condizione di rispettare criteri di qualità stringenti in termini di quantificazione, addizionalità e durata dello stoccaggio.

Le prime metodologie di certificazione per la DACCS sono attese nel corso del 2026, con l’avvio delle prime unità certificate. La Commissione europea ha già avviato i lavori per un EU Buyer’s Club: una piattaforma per aggregare la domanda da parte di aziende e istituzioni interessate ad acquistare crediti certificati di carbon removal.


Come funziona: dall’aria all’underground

Il processo di cattura diretta dell’aria si articola in due fasi principali.

1. La cattura

Grandi volumi d’aria vengono aspirati attraverso moduli contenenti filtri solidi o solventi chimici liquidi in grado di legare selettivamente le molecole di CO₂. L’aria depurata viene reimmessa nell’atmosfera, mentre la CO₂ concentrata viene raccolta e compressa. Questo passaggio è il più energivoro dell’intero processo: la bassa concentrazione di CO₂ nell’aria (circa lo 0,04%) rende la separazione molto più onerosa rispetto alla cattura da fumi industriali, dove le concentrazioni sono decine di volte superiori.

2. Lo stoccaggio

La CO₂ catturata viene iniettata in formazioni geologiche profonde - giacimenti esauriti di gas, acquiferi salini sotterranei - dove rimane intrappolata in modo stabile per migliaia di anni. Questa è la configurazione riconosciuta dal CRCF come rimozione permanente e idonea alla generazione di crediti certificati. In alternativa, la CO₂ può essere mineralizzata in rocce basaltiche (come avviene in Islanda nel progetto Carbfix) o utilizzata come materia prima per carburanti sintetici, ma solo lo stoccaggio geologico garantisce la permanenza richiesta per la certificazione.


A che punto è la tecnologia: livelli di maturità (TRL)

La DACCS ha superato le fasi puramente sperimentali, ma non è ancora una tecnologia matura su scala industriale globale. Il modo più rigoroso per collocarla è attraverso i Technology Readiness Levels (TRL), la scala standardizzata che va da 1 (idea di ricerca) a 9 (tecnologia pienamente commerciale e operativa).

TRL 4 - 6
fase attuale - EU

La maggior parte delle soluzioni europee di cattura diretta si trova oggi in questa fascia: tecnologie validate in laboratorio o in ambiente rilevante, ma non ancora pienamente testate in condizioni operative reali.

Alcuni provider più avanzati raggiungono TRL 7 - 8: sistemi testati in ambienti operativi reali, prossimi alla commercializzazione.

La componente di stoccaggio geologico è più matura: TRL 7 - 9, grazie a decenni di esperienza nel settore energetico.

Fonte: Commissione Europea / JRC (2024), Technology Readiness Levels for DACCS


Per confronto: un impianto solare fotovoltaico commerciale si trova a TRL 9, l’eolico offshore a TRL 8–9. La DACCS è in una fase analoga a quella in cui si trovava l’eolico offshore alla metà degli anni Duemila: tecnicamente funzionante, ma con costi ancora elevati e poca capacità installata. La velocità con cui percorrerà i restanti livelli dipenderà in larga misura dai finanziamenti pubblici e dalla domanda di mercato.

I costi: dove siamo e dove potremmo arrivare

Il costo è oggi il principale ostacolo alla diffusione della DACCS. I fattori che lo determinano sono molteplici: il prezzo dell’energia (voce dominante per i sistemi a solvente liquido), il costo degli adsorbenti solidi, la scala dell’impianto e il costo del capitale. Le stime variano significativamente a seconda delle assunzioni metodologiche, ma il quadro generale è abbastanza chiaro.

€462 - 1.256
per tonn. CO₂ - oggi

Costo di rimozione stimato per gli impianti DACCS operativi o in sviluppo nel periodo 2023 - 2024 in Europa.

La variabilità è ampia: dipende dalla scala dell’impianto, dal mix energetico disponibile e dall’efficienza operativa.

Fonte: Commissione Europea / JRC (2024); confermato da IEA e Belfer Center (Harvard, 2023)


€201- 402
per tonn. CO₂ - 2035

Proiezione dei costi di rimozione per il 2035, in uno scenario di crescita del numero di impianti e progressi tecnologici.

Per il 2050, le stime scendono ulteriormente a €153 - 280 per tonnellata.

Attenzione: queste traiettorie restano incerte e dipendono fortemente dai prezzi energetici e dal ritmo effettivo di innovazione.

Fonte: Commissione Europea / JRC (2024), Technology Readiness Levels for DACCS


Un’analisi indipendente di ETH Zurigo (Sievert, Schmidt & Steffen, 2024) ha stimato che, a 1 miliardo di tonnellate di capacità installata cumulativa, i costi potrebbero assestarsi tra $230 e $540 per tonnellata - un range più elevato rispetto alle proiezioni più ottimistiche, ma confermando la traiettoria discendente. Il messaggio di fondo è che i costi scenderanno, ma non quanto sperato: le curve di apprendimento della DACCS sembrano più lente di quelle di tecnologie come il fotovoltaico.

La DACCS diventerà progressivamente più economica. Ma il cammino è più lungo e più impegnativo di quanto spesso comunicato.


Quanta CO₂ può rimuovere la DACCS? Capacità attuali e prospettive

Il divario tra l’ambizione e la realtà attuale è molto ampio. Oggi la DACCS contribuisce in modo ancora irrilevante alla rimozione globale di CO₂: i pochi impianti operativi lavorano a scala di migliaia di tonnellate all’anno, mentre i fabbisogni del percorso net-zero si misurano in miliardi. 

  0,8 Mt
  CO₂/anno - UE 2030

Capacità europea di rimozione attesa entro il 2030, con diversi progetti già in sviluppo.

Il solo impianto di Øygarden (Norvegia) punta a rimuovere 0,5 MtCO₂/anno a partire dal 2027.

Entro il 2035, la capacità europea potrebbe raggiungere 5–10 MtCO₂/anno.

Fonte: Commissione Europea / JRC (202​4)

​​

  60 - 65 Mt
  CO₂/anno - globale 2030

Capacità globale proiettata per il 2030, se tutti i progetti annunciati venissero realizzati.

Entro il 2035, la stima globale sale a 180 MtCO₂/anno.

Al 2050, le proiezioni variano da un minimo di 39 Mt/anno (scenario lento) a 353 Mt/anno (scenario ottimistico).

Fonte: Commissione Europea / JRC (2024); IEA, Direct Air Capture 2022



Per dare un’idea delle proporzioni: le emissioni globali annuali di CO₂ superano attualmente i 37 miliardi di tonnellate. Anche nello scenario più ottimistico al 2050, la DACCS rimuoverebbe meno dell’1% di queste emissioni. Questo non significa che la tecnologia sia irrilevante - al contrario, è essenziale per compensare le emissioni difficili da eliminare - ma conferma che la DACCS non può sostituire la riduzione delle emissioni alla fonte.


Le sfide da superare per portare la DACCS su larga scala

La DACCS è una tecnologia promettente ma con sfide strutturali che non si risolveranno autonomamente. Tre meritano attenzione particolare.


Costi di investimento (CAPEX) ancora molto elevati

La costruzione di un impianto DACCS richiede investimenti significativi in infrastrutture che non hanno ancora raggiunto le economie di scala. Il gap rispetto alle tecnologie di cattura da fumi industriali è strutturale: aspirare CO₂ dall’aria a 0,04% di concentrazione richiede volumi e superfici di contatto enormemente superiori rispetto a catturarla da un camino industriale dove la concentrazione può essere del 10–15%.


Consumi energetici (OPEX) strutturalmente alti

Il funzionamento degli impianti DAC richiede grandi quantità di energia - calore per rigenerare i solventi o gli adsorbenti, elettricità per i ventilatori e i sistemi di compressione. Affinché il bilancio complessivo del processo risulti davvero negativo in termini di CO₂, questa energia deve provenire da fonti a basse emissioni. La disponibilità di elettricità rinnovabile a basso costo è quindi un prerequisito, non un optional.


Domanda di mercato ancora limitata

Il mercato dei crediti da carbon removal è giovane e la domanda è oggi concentrata in pochi acquirenti pionieri (grandi tech company, fondi di investimento tematici). Il CRCF può cambiare questa dinamica creando un quadro di fiducia e trasparenza, ma la domanda diffusa da parte delle imprese europee è ancora da costruire.


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La certificazione CRCF: un percorso complesso che richiede supporto  

La DACCS è la prima tecnologia per cui la Commissione europea sta sviluppando una metodologia di certificazione dedicata nell’ambito del CRCF. Questo è un segnale importante: il framework regolatorio c’è e sta maturando. Ma certificare un progetto di carbon removal è un processo articolato, che richiede la gestione di tappe operative precise, la produzione di documentazione tecnica dettagliata e l’interazione con verificatori accreditati.

In Kyklos Carbon stiamo sviluppando una piattaforma dedicata ai gestori di progetti di assorbimento del carbonio - come la DACCS - per semplificare l’intero percorso di certificazione: dalla gestione delle milestone operative alla produzione della documentazione richiesta per ottenere crediti di carbonio verificati sotto il CRCF.

La piattaforma è attualmente in fase di sviluppo. Se gestisci o stai sviluppando un progetto di carbon removal e vuoi essere tra i primi a testarla, contattaci.


Conclusione   

La Direct Air Capture con stoccaggio geologico non è la soluzione unica alla crisi climatica, ma è uno strumento necessario. È l’unica tecnologia in grado di rimuovere CO₂ dall’atmosfera con un’impronta territoriale contenuta, una permanenza verificabile e indipendenza dai cicli biologici. Per questo il CRCF l’ha posta tra le prime metodologie da sviluppare.

La sfida è portarla dalla scala dei kilotonnellate - dove si trova oggi - a quella dei megatonnellate, abbassando i costi attraverso economie di scala e innovazione tecnologica. Un percorso lungo, ma già in moto.

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Fonti 

Laetitia Dayras 25 marzo 2026
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CRCF: gli attori chiave del framework europeo per la certificazione degli assorbimenti di carbonio