Economia circolare: 9 esempi di aziende che fanno la differenza

Sempre più aziende dimostrano che è possibile ridurre sprechi, ottimizzare l'utilizzo delle risorse e creare valore economico adottando modelli più circolari. 

In questo articolo facciamo chiarezza sul significato dell’economia circolare e analizziamo esempi di aziende che hanno iniziato a integrarla nei propri processi.


Economia lineare ed economia circolare: due modelli a confronto

Il modello economico tradizionale si basa su una logica lineare: estrarre risorse, produrre beni, utilizzarli e infine smaltirli. Questo approccio comporta un elevato consumo di materie prime e la produzione di grandi quantità di rifiuti, con impatti ambientali rilevanti e costi di gestione crescenti per le aziende.

L’economia circolare offre una risposta a queste criticità, puntando a un utilizzo più efficiente e duraturo delle risorse, riducendo sprechi e impatti ambientali. In pratica, significa ripensare il modo in cui prodotti e materiali vengono progettati, utilizzati e gestiti lungo tutto il loro ciclo di vita.

Quando si parla di economia circolare, spesso ci si riferisce ai princìpi delle 4R:

  • Riduzione: ottimizzare l’utilizzo di risorse fin dalla fase di progettazione;
  • Riutilizzo: prolungare la vita utile dei prodotti;
  • Riciclo: trasformare i rifiuti in materie prime da reintrodurre nei cicli produttivi;
  • Recupero: estrarre valore residuo dai rifiuti che non possono essere riciclati.


Riduzione: esempi di aziende che riducono l’uso di risorse a monte

Ridurre significa intervenire a monte del processo produttivo, progettando prodotti e servizi che richiedano meno materiali, meno energia e generino meno sprechi. È la leva più efficace dell’economia circolare, perché evita la produzione di rifiuti. 

Per le aziende, ridurre può tradursi in scelte di eco-design, ottimizzazione degli imballaggi, processi più efficienti o tecnologie che tagliano i consumi energetici. 

Nell’ambito dello sport e dell’outdoor, Decathlon integra i principi dell’eco-design per sviluppare prodotti che utilizzano quantità minori di materiali senza compromettere funzionalità o prestazioni. Un esempio è la gamma “Undyed”, realizzata senza tintura, che consente di ridurre i consumi di acqua e le emissioni associate ai tradizionali processi di colorazione.

Nel settore agroalimentare, invece, Barilla ha ridotto l’impatto dei propri imballaggi, eliminando componenti non necessari come la finestra di plastica in alcune confezioni e favorendo l’uso di materiali riciclabili. 


Riutilizzo: esempi di aziende che prolungano la vita dei prodotti

Riutilizzare significa prolungare il ciclo di vita di un prodotto, evitando che diventi un rifiuto prima del necessario. Questo approccio comprende azioni come la riparazione, la manutenzione, la condivisione, la vendita o la donazione di beni ancora funzionanti. 

Il riutilizzo non è soltanto un concetto teorico: sempre più aziende lo integrano nei propri modelli di business, offrendo ai prodotti una seconda vita e ai clienti nuove modalità di consumo più sostenibili.

Nel settore dell'arredamento, IKEA propone il servizio “Riporta e Rivendi”: i clienti possono restituire mobili ancora in buone condizioni e ricevere in cambio una Carta Reso da utilizzare per nuovi acquisti in negozio.

Servizi simili si stanno diffondendo anche nel settore tessile. The North Face, ad esempio, raccoglie capi usati che vengono lavati, sistemati e rivenduti.

Nuovi modelli di business si stanno affermando anche in altri ambiti. Ad esempio, Leroy Merlin propone il noleggio di attrezzature, utensili e macchinari per bricolage e lavori domestici. I clienti possono prendere in prestito ciò che serve solo per il tempo necessario, evitando l’acquisto di strumenti destinati a un uso occasionale.


Riciclo: esempi di aziende che trasformano gli scarti in nuove risorse

Il riciclo consiste nel trasformare materiali di scarto o prodotti giunti a fine vita in nuove risorse, evitando il loro smaltimento in discarica. Le materie prime contenute negli oggetti vengono recuperate e reintrodotte nei cicli produttivi, riducendo il consumo di risorse naturali vergini e limitando la produzione di rifiuti.

Un primo esempio proviene dal settore edilizio, dove aziende come Ricehouse trasformano gli scarti agricoli in nuovi materiali utilizzabili in costruzione e isolamento. In particolare, la società recupera i residui della lavorazione del riso — come paglia e lolla — e li integra in prodotti come intonaci, pannelli isolanti e altri biomateriali naturali.

Altre aziende come Favini utilizzano fibre riciclate e residui agro-industriali (come bucce di agrumi, mais o mandorle) per produrre carte ecologiche e materiali per packaging.

Nespresso, invece, ha messo a punto un programma di riciclo che consente ai clienti di restituire le capsule usate nei punti di raccolta convenzionati. Le capsule raccolte vengono lavorate per separare i fondi di caffè dall’alluminio.   Il caffè viene compostato e riutilizzato in agricoltura mentre l’alluminio viene purificato e reimpiegato per la realizzazione di nuove capsule o altri oggetti.

 

Recupero: esempi di aziende che valorizzano i rifiuti non riciclabili

Il recupero interviene nelle fasi finali del ciclo di vita di un materiale e rappresenta un’alternativa preferibile allo smaltimento in discarica. Consiste nell’estrarre valore residuo da materiali e prodotti che non possono essere né riutilizzati né riciclati. 

Il recupero può assumere forme diverse: il recupero energetico, in cui i rifiuti non riciclabili vengono utilizzati come combustibile per produrre calore ed elettricità, e il recupero di materia, gli scarti vengono trasformati in materiali secondari da usare in altri processi industriali.

Hera Group è uno dei principali operatori italiani nella gestione dei rifiuti e svolge attività di recupero energetico e di materiali a partire da rifiuti che non possono essere avviati al riciclo.  

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Laetitia Dayras 7 gennaio 2026
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