Il 61% dei giovani vuole lavorare nel “verde”. Solo 1 su 10 avrà le competenze per farlo.

Il 15 luglio di ogni anno le Nazioni Unite celebrano la Giornata Mondiale delle Competenze Giovanili, istituita nel 2014 con la risoluzione A/RES/69/145 dell'Assemblea Generale per riconoscere il ruolo strategico della formazione nel costruire economie inclusive e sostenibili. Il tema scelto per il decimo anniversario, nel 2025, è "Potenziamento dei giovani attraverso l'intelligenza artificiale e le competenze digitali". Una scelta comprensibile, data l'accelerazione tecnologica degli ultimi anni.

Ma c'è un'altra competenza che cresce più in fretta di qualsiasi altra sul mercato del lavoro globale, che attraversa quasi tutti i settori produttivi e che sta diventando un prerequisito per chi vuole lavorare nelle imprese europee soggette agli obblighi ESG. Si chiamano green skills: le competenze legate alla transizione ecologica, alla gestione delle risorse naturali, alla riduzione delle emissioni, all'efficienza energetica, alla circolarità dei materiali. Competenze che oggi sono al centro di un paradosso preciso e misurabile: i giovani le vogliono, il mercato le cerca, ma il sistema formativo non le produce in quantità sufficiente.

Questo articolo parte dalla giornata ONU per ragionare su qualcosa di più concreto: cosa significa il green skills gap per chi studia e per chi assume, cosa stanno chiedendo le imprese italiane ed europee, e perché questa convergenza tra competenze giovanili e transizione ecologica non è una questione culturale ma un problema operativo con implicazioni economiche molto reali.

La Giornata ONU, il contesto e una lacuna che vale la pena nominare

Quando l'ONU ha istituito questa giornata nel 2014, il contesto era quello di una disoccupazione giovanile strutturalmente alta in molti paesi: allora come oggi, i giovani tra i 15 e i 24 anni hanno una probabilità di essere disoccupati circa tre volte superiore rispetto agli adulti. La risposta indicata era investire nella formazione tecnica e professionale, nel collegamento tra scuola e mercato del lavoro, nelle competenze digitali e imprenditoriali.

Nel 2025, a un decennio dalla sua istituzione e nel giorno del suo decimo anniversario, l'UNESCO ha lanciato la Skills for the Future Platform, un ecosistema digitale sviluppato con KPMG per monitorare il progresso formativo globale rispetto agli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile. Il focus dell'anno è l'AI: strumento potente, urgente, capace di aprire o chiudere opportunità a seconda di chi ha accesso agli strumenti per capirla.

Ma mentre l'attenzione si concentra sull'AI, sul mercato del lavoro si sta aprendo un secondo fronte altrettanto rilevante e meno discusso. La transizione ecologica richiede un numero crescente di professionisti capaci di lavorare con metriche ambientali, di gestire processi produttivi in chiave circolare, di leggere un bilancio di sostenibilità, di supportare la decarbonizzazione di una filiera. Professionisti che oggi non ci sono in quantità sufficiente. E i giovani, potenzialmente la risposta a questa carenza, si trovano in una posizione paradossale: motivati, ma spesso senza gli strumenti formativi per tradurre quella motivazione in una competenza spendibile.

I numeri del paradosso: domanda doppia, offerta dimezzata

Nel settembre 2024, LinkedIn ha pubblicato il Global Climate Talent Stocktake, uno dei report più completi sul mercato del lavoro green a livello globale, basato sull'analisi di oltre un miliardo di profili. Il quadro è netto.

Tra il 2023 e il 2024, la domanda globale di professionisti con competenze verdi è cresciuta dell'11,6%, mentre l'offerta di lavoratori con tali competenze è aumentata solo del 5,6%: meno della metà. Nel 2025 il divario si è allargato ulteriormente: la domanda di green hiring è cresciuta del 7,7% contro una crescita delle green skills nella forza lavoro del 4,3%. Se questo trend dovesse continuare, entro il 2050 metà dei posti di lavoro nell'economia verde non avrà candidati qualificati per ricoprirli.

+11,6%

crescita della domanda di green talent 2023-2024

​  +5,6%

crescita dell'offerta di lavoratori con green skills nello stesso periodo


Fonte: LinkedIn Global Climate Talent Stocktake, settembre 2024

 

Il dato sulla GenZ rende il paradosso ancora più acuto. Secondo lo stesso report, il 61% dei giovani della Generazione Z dichiara di voler lavorare in un settore green nei prossimi cinque anni. E' la generazione più motivata verso la sostenibilità che il mercato del lavoro abbia mai visto. Ma se si mantiene l'attuale ritmo di sviluppo delle competenze, solo 1 giovane su 10 avrà le qualifiche necessarie per accedere a quei lavori. La motivazione c'è. La formazione non riesce a starle dietro.

  54,6%

  in più: il vantaggio nella probabilità di essere assunti per chi possiede green skills rispetto alla media 


Fonte: LinkedIn Global Climate Talent Stocktake 2024. Nei paesi come gli USA questo vantaggio sale all'80%

Un elemento che complica ulteriormente il quadro riguarda la distribuzione di queste competenze. Secondo il report LinkedIn, solo 1 donna su 10 a livello globale possiede almeno una green skill, contro quasi 1 uomo su 5. Eppure le donne stanno acquisendo competenze verdi più velocemente degli uomini. Il gap di genere nelle green skills non è una questione di motivazione: è una questione di accesso ai percorsi formativi tecnici e alle opportunità di carriera nei settori ad alta intensità tecnologica.

Quali competenze chiede il mercato, in quali settori

Il concetto di "competenza verde" è più ampio di quanto si pensi comunemente. Non riguarda solo gli ingegneri energetici o i tecnici delle rinnovabili. Secondo l'analisi LinkedIn, la crescita più rapida nel 2023-2024 riguarda le competenze di approvvigionamento sostenibile (sustainable procurement), con un incremento del 15% nei profili che le dichiarano. Seguono la gestione degli ecosistemi, l'edilizia sostenibile e l'ingegneria energetica.

Settore % offerte che richiedono green skills Tendenza 2024-2025
Servizi/Utilities 23,1% Crescita trainata dall'espansione delle rinnovabili
Edilizia e costruzioni 20,6% Seconda posizione: contribuisce al 37% delle emissioni globali
Agricoltura e allevamento 18,4% Sensori, droni, gestione dati ambientali
Manifattura industriale 13,2% Decarbonizzazione di prodotti e filiere
Tecnologia e media Elevata Crescita annua +60% nella domanda green 2023-2024
Sector % of job postings requiring green skills 2024-2025 Trend
Services/Utilities 23.1% Growth driven by the expansion of renewables
Construction & building 20.6% Second position: contributes to 37% of global emissions
Agriculture and livestock farming 18.4% Sensors, drones, environmental data management
Industrial manufacturing 13.2% Decarbonisation of products and supply chains
Technology and media High +60% annual growth in green demand 2023-2024

Fonte: LinkedIn Global Climate Talent Stocktake 2024; IRENA-ILO Renewable Energy and Jobs, Annual Review 2025​

Nel contesto italiano, i dati LinkedIn mostrano che nel 2024 l'8,27% delle offerte di lavoro su LinkedIn Italia riguardava professioni con green skills, una percentuale superiore alla media mondiale del 7,5%. I settori con la domanda più alta sono agricoltura e allevamento (34%), servizi (32,8%) ed edilizia (32%). Un dato inatteso per un paese che tende a identificare la green economy con le grandi infrastrutture rinnovabili, mentre la domanda e' distribuita in modo capillare nel tessuto produttivo.

A livello globale, il report IRENA-ILO del 2025 stima 16,6 milioni di posti di lavoro nelle sole energie rinnovabili, con un trend di crescita che però si sta moderando a causa dell'automazione e delle economie di scala nella produzione di componenti. Il messaggio del report è significativo: la crescita dell'occupazione nelle rinnovabili non è automatica. Richiede politiche attive di formazione, inclusione e investimento nel capitale umano.

Il nodo della formazione: perché il sistema non sta tenendo il passo

Il divario tra domanda e offerta di green skills non nasce da una mancanza di interesse dei giovani, come dimostrano i dati sulla GenZ. Nasce da un ritardo strutturale del sistema formativo nel recepire le nuove competenze richieste dal mercato.

Tre ostacoli emergono con chiarezza dai dati e dalle analisi disponibili.

I programmi formativi non sono allineati alla domanda. La sostenibilità entra spesso nelle università e negli istituti tecnici come materia aggiuntiva, non come competenza trasversale integrata nei percorsi tecnici, economici e giuridici. Un ingegnere meccanico che non capisce le implicazioni energetiche dei processi produttivi, un contabile che non sa leggere un indicatore di emissioni, un avvocato che non conosce gli standard ESRS: figure che il mercato trovera' progressivamente meno appetibili man mano che gli obblighi ESG si diffondono nelle filiere.

Il gap si distribuisce in modo diseguale. Le green skills non mancano allo stesso modo ovunque. Sono più carenti tra le donne, tra i giovani che abitano in aree geograficamente distanti dai poli formativi d'eccellenza, e tra chi proviene da percorsi di istruzione tecnica tradizionale non aggiornata. Una transizione ecologica che non si occupa di chi rimane indietro nella formazione non e' una transizione giusta: e' una transizione che crea nuove disuguaglianze invece di ridurle.

Le aziende non investono abbastanza in upskilling interno. Secondo i dati PwC e World Bank citati da diversi report settoriali, il 77% dei lavoratori è disponibile a riqualificarsi, in particolare su temi green e digitali. Ma i programmi aziendali di formazione continua su questi temi restano insufficienti rispetto alla velocità con cui cambiano le normative e le aspettative del mercato. Il risultato è che molte imprese cercano figure con green skills gia' formate, invece di costruirle al proprio interno.

La transizione ecologica ha bisogno di milioni di persone che sappiano cosa fare. Non basta sapere perché farlo. Il gap non è di valori: è di competenze operative.

Il collegamento con gli obblighi ESG: perché le imprese cercano queste figure

C'è un motore normativo dietro la crescita della domanda di green skills che vale la pena rendere esplicito. La CSRD, gli standard ESRS, la CS3D, la Tassonomia europea, il VSME per le PMI: ogni normativa ESG che diventa operativa genera fabbisogni formativi nuovi dentro le imprese.

Un'impresa che deve rendicontare le emissioni di Scope 1, 2 e 3 ha bisogno di qualcuno che sappia raccogliere e calcolare quei dati. Un'impresa che deve gestire la due diligence di filiera secondo la CS3D ha bisogno di qualcuno che capisca i rischi ambientali e sociali lungo la supply chain. Un'impresa che vuole classificare le proprie attività secondo la Tassonomia europea ha bisogno di qualcuno che conosca i criteri tecnici di vaglio e sappia raccogliere la documentazione necessaria.

Queste non sono figure di nicchia per grandi multinazionali. Sono figure sempre più necessarie anche nelle medie e piccole imprese, man mano che la CSRD le raggiunge attraverso le richieste dei loro clienti piu' grandi. Il green skills gap e' anche un compliance gap: la carenza di professionisti con competenze verdi rende piu' lento e piu' costoso l'adeguamento normativo dell'intero sistema economico.

Cosa possono fare imprese e giovani adesso

La lettura dei dati suggerisce alcune direzioni pratiche, sia per chi è nel mercato del lavoro sia per chi lo osserva da dentro un'impresa.

Per i giovani che stanno costruendo il proprio percorso. Le green skills non richiedono necessariamente un percorso di laurea specializzato. L'approvvigionamento sostenibile, la lettura dei framework ESG, la comprensione degli standard di rendicontazione ambientale, le basi di calcolo della carbon footprint: tutte competenze che si possono acquisire attraverso corsi certificati, tirocini mirati, esperienze in aziende che già lavorano su questi temi. Chi dichiara almeno una green skill nel proprio profilo professionale ha una probabilita' del 54,6% piu' alta di essere assunto rispetto alla media. Questo dato e' abbastanza esplicito da orientare le scelte.

Per le imprese che cercano profili con queste competenze. Aspettare che il sistema formativo produca automaticamente le figure necessarie è una strategia che porta a vacanze prolungate e costi di selezione crescenti. Investire in upskilling interno, costruire programmi di formazione su misura con università e centri di formazione professionali, valorizzare le figure interne che si stanno specializzando su questi temi: sono scelte che accorciano i tempi di adeguamento normativo e riducono la dipendenza da un mercato del lavoro verde ancora insufficiente rispetto alla domanda.

Per chi lavora già in ambito ESG e sostenibilità. Il momento è favorevole, ma non indefinitamente. Man mano che l'offerta di green skills cresce, anche se più lentamente della domanda, il vantaggio competitivo di chi entra prima si assottiglierà. Il tempo utile per costruire una posizione riconoscibile e' adesso, mentre il mercato e' ancora in fase di costruzione.

In Kyklos Carbon lavoriamo quotidianamente all'incrocio tra competenze ESG e realtà operativa delle imprese: costruiamo carbon footprint, analizziamo filiere, affianchiamo le organizzazioni nell'adeguamento agli standard di rendicontazione. Se stai costruendo un percorso professionale su questi temi, o se la tua impresa sta cercando di capire di quali competenze ha bisogno per gestire i propri obblighi ESG, possiamo essere un punto di riferimento utile.

Hai domande sulle competenze ESG necessarie nella tua impresa o nel tuo percorso professionale?

Scrivici: kykloscarbon.com/contacts

Una questione generazionale con conseguenze molto presenti

Il 15 luglio ricorda ogni anno che le competenze dei giovani non sono una questione di futuro vago: sono il materiale con cui si costruiscono le economie di oggi. Nel 2025, il tema ufficiale è l'intelligenza artificiale. Ma sotto la superficie, il dato che più dovrebbe far riflettere imprese, istituzioni e giovani stessi è un altro: la transizione ecologica ha bisogno di persone formate, e quelle persone non stanno arrivando abbastanza in fretta.

Non è una colpa da attribuire ai giovani, al sistema scolastico o alle imprese in modo separato. E' una sfida sistemica che richiede risposte coordinate: curricula aggiornati, programmi di upskilling aziendale, politiche pubbliche che integrino sviluppo della forza lavoro e obiettivi climatici. Il rapporto LinkedIn lo dice in modo diretto: se non si accelera lo sviluppo delle green skills, si lascia sul tavolo sia l'azione climatica sia l'opportunita' economica che quella transizione porta con sé.

Entro il 2030, quasi un posto di lavoro su cinque nell'economia verde rischia di restare vacante per mancanza di candidati qualificati. Non è un problema di domani: è una finestra che si sta chiudendo.​


Fonti 

Admin 16 luglio 2026
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